IL LAPISLAZZULI E LA VERGINE MARIA

Il lapislazzuli, antica denominazione della lazurite – un’associazione di vari minerali del gruppo della sodalite – è una roccia di colore blu-oltremare intenso, tra le più preziose e antiche della storia, usata da sempre nella fabbricazione dei gioielli. Le affascinanti inclusioni dorate presenti al suo interno, si devono alla presenza della pirite – un altro minerale – che contribuisce a conferirgli quel tipico aspetto di “cielo stellato”.

Le civiltà mesopotamiche attribuivano al lapislazzuli un’elevata valenza simbolica: l’intensità del blu era messa in relazione diretta con la volta celeste e quindi con Dio. Il lapislazzuli, infatti, era considerato un pezzo di cielo donato dagli dei agli uomini e veniva usato da re e regine come emblema della loro regalità. Persino gli antichi Egizi lo conoscevano bene e lo utilizzavano per ricavarne non solo gioielli, ma anche preziosi oggetti ornamentali da impiegare nelle sepolture. Il costo di questa materia prima nell’antichità era paragonabile a quello dell’oro.

IL COLORE BLU-OLTREMARE
Un uso importante del lapislazzuli in ambito pittorico lo si ebbe nel Medioevo: dal suo pigmento si ricavava il famoso colore “blu-oltremare”, a sottolinearne la provenienza da regioni remote. Già nel 1464, infatti, l’architetto Antonio di Pietro Averlino, detto il Filarete, scriveva nel suo Trattato di architettura: “Il blu più bello è ricavato da una pietra e proviene da terre al di là dei mari”, da cui la denominazione, appunto, di “blu-oltremare”.

La difficoltà nel reperirlo e il complicato procedimento preparatorio, tuttavia, resero il pigmento del lapislazzuli costosissimo. E fu anche per questo che nel tempo – essendo considerato uno dei colori più ricchi e preziosi – venne associato sempre di più al rosso porpora e all’oro, in particolare nell’iconografia della Vergine Maria. I pittori lo usavano con parsimonia sostituendolo spesso con un altro pigmento più economico, l’azzurrite. E finché non sopraggiunse la pittura ad olio, nessuno mai si permise di mischiarlo con altri colori, considerato il suo valore…

Il punto culminante dell’impiego del lapislazzuli, come pigmento, venne raggiunto con Michelangelo nel cielo del Giudizio Universale, nella Cappella Sistina a Roma (1535 – 1541). Ma a farne uso furono anche altri importanti pittori: uno per tutti Giotto, nella Cappella degli Scrovegni a Padova (1305).

L’ICONOGRAFIA DELLA VERGINE MARIA E IL LAPISLAZZULI
Negli affreschi, utilizzando l’azzurro intenso del lapislazzuli, si era soliti dipingere la volta dei cieli, le vesti dei santi e il velo della Vergine Maria. La ricchezza del materiale impiegato, difatti, serviva a stabilire l’importanza dei personaggi ritratti.

CORONE DEL ROSARIO CON GRANI IN LAPISLAZZULI
Qui alla MANENTE Rosari amiamo molto creare Corone del Rosario utilizzando pietre dure naturali. E tra queste, il lapislazzuli è certamente tra le nostre preferite… Ovviamente utilizziamo solo lapislazzuli di primissima qualità: i cosiddetti “lapislazzuli rinforzati”, che spesso vengono fatti passare per “naturali” ma che naturali non sono, non entrano nelle nostre produzioni.
In commercio, infatti, si trovano diverse qualità di lapislazzuli: in linea generale, più la pietra tende al grigio con inclusioni biancastre o verdastre, più è di bassa qualità. Una pietra di buona qualità, invece, deve avere un colore blu intenso e profondo, e le uniche inclusioni ammesse sono quelle di pirite che, con i suoi riflessi dorati, contribuisce a conferire alla pietra quel tipico aspetto di “cielo stellato”.


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